Introduzione
Quando si parla di tipologie di imballaggio, si rischia di pensare a una semplice distinzione tra scatole, contenitori, buste o pallet. La realtà però è più ampia, un imballaggio può essere classificato in base alla funzione, al materiale, alla forma, alla resistenza, alla destinazione d'uso, ecc...
Lo scopo di questo articolo è fare chiarezza su questi livelli di classificazione, spiegando in modo semplice i principali termini tecnici e normativi.
Che cos'è un imballaggio secondo la normativa
Secondo la normativa italiana:
Un imballaggio è qualsiasi prodotto, realizzato con materiali di qualsiasi natura, usato per contenere, proteggere, movimentare, consegnare o presentare una merce.
La normativa considera quindi l'imballaggio lungo tutto il percorso del prodotto: dalla produzione alla vendita, dalla logistica fino alla gestione del rifiuto. Per questo motivo quando si parla di imballaggio è importante distinguere tra imballaggio primario, secondario e terziario.
- Imballaggio primario: costituisce l'unità di vendita destinata al consumatore o all'utente finale (bottiglia, flacone, vasetto, astuccio, sacchetto, ecc)
- Imballaggio secondario: Raggruppa più unità di vendita e può essere rimosso senza alterare il prodotto (multipack, fardello, scatola che contiene più confezioni, espositore da banco, ecc...)
- Imballaggio terziario: Facilità la movimentazione, stoccaggio e trasporto di più colli (pallet, film estensibile, scatolone logistico, cassa, interfalda).
La nuova cornice europea: il PPWR
Negli ultimi anni il quadro normativo europeo sugli imballaggi è cambiato in modo significativo. Il riferimento principale è il Regolamento UE 2025/40, noto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation).
Il PPWR nasce per ridurre i rifiuti di imballaggio, aumentare la riciclabilità effettiva, favorire il riuso e rendere più coerenti le regole tra i diversi Paesi dell’Unione Europea.
Il regolamento non riguarda solo il fine vita dell’imballaggio, ma incide sull’intero ciclo di vita del packaging:
- progettazione;
- scelta dei materiali;
- riduzione di peso e volume;
- riciclabilità;
- contenuto riciclato;
- etichettatura;
- riuso e refill;
- gestione dei rifiuti di imballaggio.
Per le aziende, questo significa dover ripensare gli imballaggi fin dalle prime fasi di sviluppo, verificando che siano conformi ai nuovi requisiti europei e compatibili con sistemi di raccolta, selezione e riciclo.
Materiali di imballaggio e codici ambientali
In Italia, per l’etichettatura ambientale degli imballaggi, è fondamentale indicare la natura del materiale tramite i codici alfanumerici previsti dalla normativa europea.
Questi codici permettono di identificare correttamente le diverse componenti dell’imballaggio e aiutano a comunicare al consumatore come conferirle nella raccolta differenziata.
Famiglie di materiali e codici comuni
| Materiale | Codici comuni | Esempi di imballaggio |
|---|---|---|
| Carta e cartone | PAP 20, PAP 21, PAP 22 | scatole, astucci, sacchetti, etichette, alveari |
| Plastica | PET 1, HDPE 2, PVC 3, LDPE 4, PP 5, PS 6, OTHER 7 | bottiglie, flaconi, vaschette, film, tappi |
| Acciaio | FE 40 | barattoli, latte, bombolette, gabbiette |
| Alluminio | ALU 41 | lattine, capsule, vaschette, blister |
| Legno e sughero | FOR 50, FOR 51 | pallet, casse, gabbie, tappi in sughero |
| Vetro | GL 70, GL 71, GL 72 | bottiglie, vasetti, flaconi |
| Compositi | C/PAP, C/LDPE, C/ALU, ecc. | poliaccoppiati carta-plastica, carta-alluminio, multilayer |
Quando un imballaggio è composto da più elementi separabili, è consigliabile indicare il codice e la destinazione di raccolta per ciascuna componente.
Esempio:
- Scatola: PAP 21 — Raccolta carta
- Film protettivo: LDPE 4 — Raccolta plastica
- Tappo: PP 5 — Raccolta plastica
In questo modo l’etichetta ambientale diventa più chiara, utile e conforme all’obiettivo della norma: facilitare il corretto conferimento e migliorare la qualità della raccolta differenziata.
Imballaggi monomateriale, multicomponente e compositi
Un imballaggio può essere classificato in base alla sua composizione e alla possibilità di separare manualmente le diverse componenti.
Tipologie principali
| Tipologia | Descrizione | Esempio |
|---|---|---|
| Monomateriale | Realizzato prevalentemente con un solo materiale. | Scatola solo in cartone. |
| Multimateriale | Composto da più parti separabili manualmente. Ogni componente può avere un proprio codice materiale e una propria indicazione di raccolta. | Bottiglia in vetro con tappo in alluminio ed etichetta in carta. |
| Composito o poliaccoppiato | Formato da strati di materiali diversi non separabili manualmente. Il codice identifica il materiale prevalente e la combinazione dei materiali. | Brick alimentare. |
Quando le componenti sono separabili manualmente, è preferibile indicare le informazioni ambientali per ciascuna parte dell’imballaggio.
Esempio:
- Bottiglia: GL 70 — Raccolta vetro
- Tappo: ALU 41 — Raccolta alluminio
- Etichetta: PAP 22 — Raccolta carta
Nel caso di imballaggi compositi o poliaccoppiati, invece, si utilizza il codice riferito alla combinazione dei materiali, ad esempio C/PAP, C/LDPE o C/ALU.
Codici FEFCO
Passando dal piano normativo a quello tecnico, uno dei sistemi più usati nel mondo del cartone ondulato è il codice FEFCO. Quest'ultimo identifica il disegno costruttivo della scatola (che forma ha).
Questo sistema è molto utile perchè evita descrizioni lunghe e ambigue.
| Famiglia FEFCO | Tipologia generale | Descrizione semplice |
|---|---|---|
| 01xx | Rotoli e fogli commerciali | Materiali piani o in rotolo. |
| 02xx | Casse a falde | Scatole classiche con falde superiori e inferiori. |
| 03xx | Scatole telescopiche | Fondo e coperchio separati o parti che scorrono una sull'altra. |
| 04xx | Fustellati, vassoi, wrap-around | Soluzioni ottenute da fogli fustellati, spesso con incastri. |
| 05xx | Scatole scorrevoli | Elementi che scorrono uno dentro l'altro. |
| 06xx | Scatole rigide | Strutture più rigide o particolari. |
| 07xx | Scatole preincollate o automatiche | Imballaggi che si montano rapidamente, spesso in linee automatiche. |
| 09xx | Interni e divisori | Alveari, separatori, inserti, fondelli e protezioni interne. |
Il codice più noto è FEFCO 0201, la classica scatola americana in cartone ondulato. è una cassa a falde realizzata normalmente da un solo foglio, consegnata stesa e chiusa.
Puoi scaricare il codice FEFCO cliccando qui
Cartone ondulato: onde, carte e struttura
Il cartone ondulato è formato da carte piane, detto liner e da una o più carte ondulate interne dette fluting. La combinazione tra liner e fluting genera una struttura leggera ma resistente, capace di proteggere il prodotto e sopportare carichi durante movimentazione e trasporto.
| Onda | Caratteristica generale | Uso frequente |
|---|---|---|
| B | Onda compatta, buona rigidità superficiale. | Scatole leggere, packaging stampato, fustellati. |
| C | Buona resistenza generale e discreta ammortizzazione. | Scatole da spedizione e imballi industriali. |
| E | Microonda, più sottile e adatta alla stampa. | Astucci, packaging curato, e-commerce leggero. |
| EB | Doppia onda con microonda E e onda B. | Imballi che richiedono protezione e buona presentazione. |
| BC | Doppia onda robusta. | Imballi più pesanti, spedizioni, impilamento. |
Oltre al tipo di onda, nella valutazione del cartone ondulato contano anche le carte utilizzate.
Le copertine possono essere, ad esempio:
- kraftliner;
- testliner;
- carte riciclate o di altre qualità.
La grammatura, espressa in g/m², indica il peso della carta per metro quadrato. Tuttavia, da sola non determina la resistenza finale della scatola.
Le prove tecniche del cartone
Nel linguaggio degli imballaggi compaiono spesso sigle come ECT, BCT o FCT. Sono importanti perché permettono di passare da una descrizione generica del cartone a una valutazione più prestazionale.
| Sigla | Nome | Cosa misura | Su cosa si misura |
|---|---|---|---|
| ECT | Edge Crush Test | Resistenza del cartone alla compressione sul bordo. | Foglio di cartone ondulato |
| BCT | Box Compression Test | Resistenza della scatola montata alla compressione verticale. | Scatola completa |
| FCT | Flat Crush Test | Resistenza allo schiacciamento piatto dell’onda. | Cartone ondulato |
| Burst / Mullen | Scoppio | Resistenza alla rottura per pressione perpendicolare. | Cartone o carta |
| Puncture | Perforazione | Resistenza all’urto o alla perforazione. | Cartone |
| Cobb | Assorbimento acqua | Quantità di acqua assorbita in condizioni definite. | Carta o cartone |
| PAT / adesione | Pin Adhesion Test | Qualità dell’incollaggio tra onda e copertine. | Cartone ondulato |
Questi test aiutano a valutare se un imballaggio è adatto alle condizioni reali di utilizzo, come:
- impilamento;
- movimentazione;
- trasporto;
- umidità;
- urti;
- compressione verticale;
- qualità dell’incollaggio.
Test di trasporto ISTA, ASTM, ISO
I test tecnici sul materiale sono importanti, ma non raccontano tutto. Un imballaggio, durante il trasporto, può essere compresso, cadere, vibrare, subire urti, rotazioni e variazioni di temperatura o umidità.
Per questo esistono anche test di trasporto e protocolli di simulazione della distribuzione, utili per verificare il comportamento del packaging in condizioni più vicine alla realtà logistica.
| Standard o protocollo | A cosa serve | Quando è utile |
|---|---|---|
| ISO 12048 | Valuta compressione e impilamento di colli completi e pieni. | Quando serve verificare la resistenza verticale del collo. |
| ISO 780 | Definisce simboli grafici per movimentazione e stoccaggio. | Per indicazioni come fragile, tenere in verticale, proteggere dall’umidità. |
| ASTM D4169 | Simula in laboratorio i rischi della distribuzione. | Per validare imballaggi soggetti a trasporti complessi. |
| ISTA 3A | Testa spedizioni parcel, tipiche dell’e-commerce. | Per pacchi singoli gestiti da corrieri. |
| ISTA 6-Amazon | Protocollo specifico per la supply chain Amazon. | Per fornitori che devono rispettare requisiti Amazon. |
Questi protocolli aiutano a capire se l’imballaggio protegge davvero il prodotto lungo tutta la catena distributiva, non solo sulla carta.
Imballaggi per alimenti MOCA
Se un imballaggio entra a contatto con alimenti, rientra nel campo dei MOCA, cioè i Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti.
In questo caso non basta che l’imballaggio sia resistente, riciclabile o adatto al trasporto: deve anche essere sicuro per il prodotto alimentare e conforme ai requisiti previsti per il contatto alimentare.
I principi generali richiedono che il materiale:
- non rilasci sostanze in quantità pericolose per la salute;
- non modifichi in modo inaccettabile la composizione dell’alimento;
- non alteri gusto, odore o caratteristiche del prodotto;
- sia idoneo all’uso previsto, considerando alimento, temperatura e tempo di contatto.
Questo vale per diversi materiali, tra cui:
- plastica;
- carta e cartone;
- vetro;
- metalli;
- materiali compositi;
- rivestimenti, adesivi e inchiostri, se rilevanti per il contatto alimentare.
Per gli imballaggi alimentari è importante verificare non solo la struttura del packaging, ma anche la documentazione di conformità, le condizioni d’uso dichiarate e l’idoneità al tipo di alimento contenuto.
Riciclabilità
La riciclabilità è un tema delicato: non basta dichiarare che un imballaggio “è riciclabile”, ma occorre valutarne la compatibilità con la filiera di riferimento.
Per i materiali a prevalenza cellulosica esiste il sistema Aticelca 501, che valuta la riciclabilità con la carta attraverso prove di laboratorio e classifica il risultato in livelli.
| Livello Aticelca | Lettura semplice |
|---|---|
| A+ | Riciclabilità molto elevata, con scarto molto basso. |
| A | Riciclabile con la carta in modo efficace ed efficiente. |
| B | Riciclabile con la carta, ma con maggiore scarto o complessità. |
| C | Riciclabile con la carta, ma con criticità più significative. |
| Non riciclabile con la carta | Non adatto alla filiera carta secondo il metodo di valutazione. |
Il livello di riciclabilità può essere influenzato da diversi elementi, come:
- coating e trattamenti superficiali;
- plastificazioni o accoppiamenti;
- adesivi;
- inchiostri;
- finestre o inserti non separabili;
- presenza di barriere funzionali;
- quantità e qualità dello scarto generato nel processo.
Norme EN per progettazione, riciclo e compostabilità
Accanto alle leggi, esistono norme tecniche europee che aiutano a progettare e valutare gli imballaggi. Non sono semplici formalità: danno un linguaggio comune per parlare di prevenzione, riduzione alla fonte, riuso, riciclo, recupero energetico e compostabilità.
| Norma | Tema | Lettura semplice |
|---|---|---|
| EN 13427 | Uso coordinato degli standard europei | Norma “quadro” che aiuta ad applicare in modo coordinato le altre norme sugli imballaggi. |
| EN 13428 | Prevenzione e riduzione alla fonte | Aiuta a valutare se peso e volume dell’imballaggio sono ridotti al minimo necessario. |
| EN 13429 | Riuso degli imballaggi | Definisce criteri per valutare se un imballaggio può essere effettivamente riutilizzato. |
| EN 13430 | Riciclo di materiale | Riguarda la recuperabilità dell’imballaggio tramite riciclo. |
| EN 13431 | Recupero energetico | Riguarda la possibilità di recuperare energia dall’imballaggio a fine vita. |
| EN 13432 | Compostaggio e biodegradazione | Definisce i requisiti per gli imballaggi recuperabili tramite compostaggio e biodegradazione. |
Imballaggi in legno, pallet ed export: ISPM 15
Quando si parla di imballaggi logistici, pallet, casse, gabbie, supporti e dunnage sono molto utilizzati nelle spedizioni. Nel commercio internazionale, però, gli imballaggi in legno possono essere soggetti a requisiti fitosanitari.
Prima di parlare di ISPM 15, è utile distinguere le principali tipologie di pallet.
Principali tipologie di pallet e contenitori logistici
| Tipologia | Descrizione | Quando è utile |
|---|---|---|
| Pallet a pianale | Base piatta per movimentazione, stoccaggio e trasporto. | Per colli, scatole, fusti o merci già imballate. |
| Pallet 2 vie | Movimentabile da due lati opposti. | Quando la movimentazione è semplice e standardizzata. |
| Pallet 4 vie | Movimentabile da tutti e quattro i lati. | Quando serve maggiore flessibilità con transpallet o carrello elevatore. |
| Pallet a blocchetti | Struttura con blocchetti di supporto. | Comune nei pallet europei e nei sistemi a 4 vie. |
| Pallet a correnti | Struttura con travetti longitudinali. | Diffuso in alcune logistiche industriali o extra-europee. |
| Pallet reversibile | Utilizzabile su entrambi i lati. | Per carichi pesanti o quando serve maggiore robustezza. |
| Pallet non reversibile | Utilizzabile principalmente da un solo lato. | Per la maggior parte delle applicazioni standard. |
| Pallet box / box pallet | Pallet con pareti o struttura contenitiva. | Per merci sfuse, componenti, prodotti industriali o materiali da contenere. |
| Pallet con sponde / collar pallet | Pallet completato con sponde removibili o pieghevoli. | Quando serve trasformare il pallet in un contenitore modulare. |
| Cassa su pallet | Cassa in legno o altro materiale integrata su base pallet. | Per spedizioni protette, export o prodotti delicati. |
| Gabbia su pallet | Struttura aperta o semichiusa, spesso in legno o metallo. | Per prodotti voluminosi, irregolari o da proteggere senza chiusura completa. |
| Contenitore palletizzato | Contenitore rigido o semirigido movimentabile con forche. | Per componentistica, logistica interna o ritorno a vuoto. |
| Capretta / cavalletto | Struttura inclinata o ad A per sostenere merci verticali. | Per vetri, lastre, serramenti, pannelli, marmi o materiali fragili di grandi dimensioni. |
| Pallet contenitore pieghevole | Contenitore su pallet richiudibile quando vuoto. | Per ridurre volume nei ritorni logistici. |
| Pallet a perdere | Progettato per un utilizzo limitato o una singola spedizione. | Per spedizioni non ricorrenti o quando non è previsto il rientro. |
| Pallet riutilizzabile | Progettato per più cicli logistici. | Per circuiti interni, pooling o supply chain controllate. |
| Pallet fuori standard | Realizzato su misura per dimensioni, peso o forma del prodotto. | Per merci speciali, macchinari, impianti o prodotti non standard. |
ISPM 15
Lo standard ISPM 15 riguarda il materiale di imballaggio in legno utilizzato nel commercio internazionale. Il suo obiettivo è ridurre il rischio di diffusione di organismi nocivi attraverso pallet, casse, gabbie, supporti e legname da fissaggio.
In generale, il materiale in legno deve essere:
- sottoposto a un trattamento riconosciuto, come trattamento termico o fumigazione quando ammessa;
- marchiato con il timbro IPPC / ISPM 15;
- identificabile tramite codice del Paese, codice del produttore o del soggetto autorizzato e codice del trattamento;
- scortecciato;
- conforme ai requisiti richiesti dal Paese di destinazione.
Esempio di lettura del marchio
Un marchio ISPM 15 contiene normalmente:
- simbolo IPPC;
- codice Paese, ad esempio `IT`;
- codice del produttore o del centro autorizzato;
- codice del trattamento, ad esempio `HT` per trattamento termico.
Merci pericolose: ADR, UN 4G e 4GV
Se il prodotto è classificato come merce pericolosa l'imballaggio deve rispettare delle regole specifiche. In questi casi non basta scegliere una scatola robusta ma servono imballaggi omologati.
| Codice o sigla | Significato pratico |
|---|---|
| ADR | Regole per il trasporto internazionale di merci pericolose su strada. |
| UN 4G | Scatola in cartone/fibra omologata per determinate configurazioni di imballaggi interni. |
| UN 4GV | Scatola omologata più versatile, utilizzabile con diverse configurazioni interne nel rispetto delle condizioni di prova. |
| X | Imballaggio testato per Packing Group I, pericolo più elevato. |
| Y | Imballaggio testato per Packing Group II e III. |
| Z | Imballaggio testato per Packing Group III. |
Etichetta GS1 SSCC
Il codice GS1 SSCC (Serial Shipping Container Code) serve a identificare in modo univoco una unità logistica, ad esempio un pallet assemblato per un ordine, un collo o una spedizione composta da più unità commerciali.
L’SSCC è utile per:
- magazzino;
- trasporto;
- ricevimento merci;
- tracciabilità;
- gestione dei flussi logistici;
- integrazione con sistemi informatici ed EDI.
L’SSCC funziona come una “targa” dell’unità logistica: non descrive da solo tutto il contenuto del pallet, ma permette di collegare quell’unità fisica alle informazioni presenti nei sistemi aziendali.
Può quindi essere usato per sapere:
- quale ordine riguarda;
- quali prodotti contiene;
- a quale cliente è destinato;
- da quale stabilimento o deposito proviene;
- quali lotti o scadenze sono associati, se gestiti;
- dove si trova lungo la supply chain.
Struttura del codice SSCC
Il codice SSCC è composto da 18 cifre numeriche.
| Elemento | Funzione |
|---|---|
| Cifra di estensione | Scelta dall’azienda che assegna il codice. |
| Prefisso aziendale GS1 | Identifica l’azienda assegnataria del prefisso GS1. |
| Numero seriale | Identifica in modo progressivo la singola unità logistica. |
| Cifra di controllo | Calcolata secondo algoritmo GS1 per verificare la correttezza del codice. |
Etichetta logistica GS1
Nell’etichetta logistica, l’SSCC viene normalmente rappresentato con codice a barre GS1-128 e preceduto dall’Application Identifier (00).
CONAI, CAC e responsabilità in Italia
In Italia, oltre agli aspetti tecnici e normativi, bisogna considerare anche il sistema consortile legato agli imballaggi.
Il riferimento principale è CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e il relativo Contributo Ambientale CONAI, spesso indicato come CAC.
Il CAC serve a finanziare gli oneri legati a:
- raccolta differenziata;
- riciclo;
- recupero dei rifiuti di imballaggio.
Il contributo varia in funzione di diversi fattori, tra cui:
- materiale dell’imballaggio;
- peso dell’imballaggio;
- tipologia o fascia contributiva;
- riciclabilità e complessità di gestione a fine vita.
Diversificazione contributiva
La diversificazione contributiva nasce per incentivare l’utilizzo di imballaggi più riciclabili e meno problematici nella gestione post-consumo.
In pratica, imballaggi più semplici da selezionare e riciclare possono essere associati a fasce contributive più favorevoli, mentre imballaggi più complessi o difficili da valorizzare possono comportare contributi più elevati.
Questo riguarda in modo particolare materiali come:
- plastica;
- carta e cartone;
- imballaggi compositi o poliaccoppiati.
Impatto per le aziende
La progettazione dell’imballaggio può quindi avere effetti non solo ambientali, ma anche economici e amministrativi.
Un packaging più leggero, riciclabile e correttamente classificato può aiutare a:
- ridurre complessità gestionali;
- migliorare la conformità documentale;
- evitare errori di classificazione;
- controllare meglio i costi legati al CAC;
- rendere più coerente la strategia ambientale dell’azienda.
Fine vita: codici EER / CER
A fine vita, gli imballaggi diventano rifiuti e devono essere identificati con un codice EER — spesso ancora chiamato CER nel linguaggio operativo.
Per gli imballaggi, il riferimento più comune è il capitolo 15 01, dedicato agli imballaggi, compresi quelli oggetto di raccolta differenziata.
| Codice EER/CER | Descrizione |
|---|---|
| 15 01 01 | Imballaggi in carta e cartone |
| 15 01 02 | Imballaggi in plastica |
| 15 01 03 | Imballaggi in legno |
| 15 01 04 | Imballaggi metallici |
| 15 01 05 | Imballaggi in materiali compositi |
| 15 01 06 | Imballaggi in materiali misti |
| 15 01 07 | Imballaggi in vetro |
| 15 01 09 | Imballaggi in materia tessile |
| 15 01 10* | Imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze |
| 15 01 11* | Imballaggi metallici contenenti matrici solide porose pericolose, ad esempio amianto, compresi i contenitori a pressione vuoti |
L’asterisco `*` indica un rifiuto pericoloso. Questo significa che l’imballaggio non va gestito solo in base al materiale, ma anche in base all’eventuale contaminazione o alla presenza di residui pericolosi.
Esempio:
- una tanica in plastica pulita può rientrare nel codice 15 01 02;
- una tanica in plastica contaminata da sostanze pericolose può rientrare nel codice 15 01 10*.

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